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INDAGINI SULLA MORTE DI FEDERICA, CONDANNATO LAUDONIO.


Il gup di Salerno ritiene l’ex procuratore di Vibo colpevole di omissione di atti d’ufficio, favoreggiamento personale e falso ideologico

Il verdetto emesso dal gup di Salerno (1 anno e 8 mesi). La vicenda legata al caso di Federica

L’ex procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Alfredo Laudonio, è stato condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione, pena sospesa, dal gup di Salerno, dott. Vincenzo Di Florio. Il verdetto è stato emesso nella mattinata di ieri, dopo una breve camera di consiglio. Nei confronti del dott. Laudonio pendeva l’accusa di omissione in atti d’ufficio, falso falso ideologico commesso nell’esercizio delle proprie funzioni e favoreggiamento personale. Un procedimento strettamente legato alla prima fase delle indagini sul caso di Federica Monteleone, la sedicenne morta in seguito ad un intervento di appendicectomia effettuato all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia il 19 gennaio del 2007. Una vicenda caratterizzata da un black out in sala operatoria e resa ancora più drammatica con la morte della ragazza avvenuta una settimana dopo all’ospedale di Cosenza.
In particolare all’ex procuratore di Vibo Alfredo Laudonio, che il Csm ha già provveduto il 10 gennaio 2009 a collocare fuori ruolo dall’organico della magistratura, a sospenderlo dallo stipendio e dalle funzioni (il provvedimento è stato convalidato anche dalla Cassazione) è stato contestato di avere avvertito in ritardo il magistrato di turno, dott. Fabrizio Garofalo, affinché quest’ultimo disponesse il sequestro della sala operatoria in cui si era verificato il black out.
L’ex procuratore di Vibo era accusato quindi dal pm della Procura di Salerno Roberto Penna di aver avviato l’inchiesta sul decesso della povera Federica Monteleone con ritardo, assegnando il fascicolo d’indagine al pm Fabrizio Garofalo solo il giorno dopo il black-out nella sala operatoria dell’ospedale di Vibo, nonostante lo stesso Laudonio fosse stato subito informato di quanto si era verificato in quella sala operatoria dal direttore sanitario dell’Asl dell’epoca, il dottore Alfonso Luciano, e nonostante il sostituto di turno fosse proprio Garofalo che doveva quindi essere immediatamente avvertito da Laudonio.
L’altra omissione contestata ad Alfredo Laudonio riguarda invece il mancato sequestro della sala operatoria dove fu operata la sedicenne Federica Monteleone e tale omissione avrebbe consentito l’inquinamento delle prove, l’alterazione della stessa sala, ed avrebbe inoltre favorito i vertici sanitari ed ospedalieri di Vibo chiamati ora a rispondere di omicidio colposo dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia.. Con tali omissioni, Laudonio avrebbe pure ostacolato l’attività della polizia giudiziaria sul caso di Federica Monteleone. L’ex procuratore di Vibo avrebbe quindi > di informare immediatamente il sostituto di turno Fabrizio Garofalo affinché questo provvedesse all’immediato sequestro probatorio della sala operatoria, e si evitasse che l’impianto elettrico venisse modificato o riparato. Interventi che, secondo quanto ipotizzato dalla pubblica accusa, rappresentata davanti al gup dal dott. Roberto Penna, sarebbero stati realmente eseguiti nella sala operatoria lo stesso giorno e nei giorni seguenti l’operazione su Federica.
L’altra omissione contestata all’ex procuratore di Vibo riguardava la mancata verbalizzazione di quanto dichiarato dal primario ortopedico dell’ospedale di Vibo, Michele Soriano, nel corso dell’interrogatorio reso proprio dinanzi allo stesso Alfredo Laudonio. Il dottore Soriano avrebbe infatti riferito e spiegato all’ex procuratore vibonese che l’impianto elettrico della sala operatoria dell’ospedale di Vibo, nella quale fu sottoposta ad intervento di appendicite Federica Monteleone, era stato modificato già il giorno dopo l’intervento chirurgico sulla ragazza e che erano anche stati fatti dei lavori all’interno della sala operatoria. Quest’ultima circostanza, secondo l’accusa sostenuta dal pm di Salerno Roberto Penna e fatta propria dal gup Di Florio, non sarebbe però stata da Laudonio verbalizzata.
Parte civile nel procedimento la famiglia Monteleone (che avrà diritto al risarcimento del danno in separata sede) con gli avvocati Paolo Carbone del foro di Salerno e Carlo Rossa del foro di Torino. «Un’affermazione di giustizia – ha commentato l’avv. Carbone – che conclude una vicenda pietosa e nello stesso tempo grave».
FONTI: Gazzetta del Sud e Quotidiano della Calabria 5/06/2010

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